L’Europarlamento ha approvato una nuova direttiva europea sulle case green per abbattere le emissioni inquinanti di CO₂ e il consumo energetico, con l’obiettivo di rendere gli immobili privati e pubblici d’Europa più sostenibili.
La direttiva del Parlamento Europeo e del Consiglio emanata a marzo 2023 contiene le linee guida che ogni Paese membro dell’UE dovrà seguire per determinare piani nazionali di interventi e misure necessarie per raggiungere gli obiettivi climatici dell’Unione europea.
L’attuazione della nuova direttiva è finalizzata a promuovere la ristrutturazione degli edifici esistenti e la costruzione di nuovi edifici per garantire un maggiore efficientamento energetico, con l’obiettivo entro il 2030 di avere tutti gli immobili sia residenziali e sia non residenziali con classe energetica E.
Più nello specifico con le seguenti indicazioni: gli immobili residenziali dovranno raggiungere la classe energetica E entro il 2030 e la classe energetica D entro il 2033, gli altri edifici la classe E a partire dal 2027 e la D dal 2030, tutti i nuovi edifici dovranno essere a emissioni zero a partire dal 2028.
Sono esonerati dalla direttiva case green gli edifici di pregio artistico, gli edifici riconosciuti per meriti storico-architettonici, gli edifici di culto e le seconde case.
Questi in estrema sintesi i contenuti di una direttiva che, sebbene condivisibili e auspicabili, impone una attenta riflessione sugli strumenti che dovranno sostenere questo processo di riqualificazione da un lato e di un nuovo modello dell’abitare dall’altro.
I dati rilevati ci consegnano una fotografia del nostro Paese che vede interessati da questo processo milioni di edifici ed evidenziano che per raggiungere almeno l’obiettivo intermedio della classe energetica F nel comparto residenziale, andrebbe ristrutturato il 60% del patrimonio immobiliare.
Si tratta di obiettivi difficilmente raggiungibili per l’Italia nelle tempistiche definite, soprattutto in presenza di un patrimonio immobiliare che sconta, allo stato attuale, un basso livello di efficienza energetica, a cui si aggiungono i costi delle opere necessarie.
Tenuto conto che per il 60% delle famiglie italiane la ricchezza è rappresentata da immobili residenziali, i quali potrebbero vederne la riduzione del valore di mercato, che non tutti i proprietari di casa avrebbero le disponibilità finanziarie e che le banche potrebbero riscontrare difficoltà nell’erogazione dei finanziamenti per interventi di ristrutturazione energetica, la scelta degli strumenti a sostegno delle misure necessarie diventa fondamentale.
I piani nazionali di ristrutturazione, ancor prima di definire quali multe applicare, dovranno prevedere regimi di sostegnocontro la povertà energetica, per facilitare l’accesso alle sovvenzioni e ai finanziamenti, con norme certe nella loro applicazione e nelle tempistiche così da soddisfare gli obiettivi della direttiva ma senza distruggere il valore del patrimonio immobiliare delle nostre famiglie.
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