Omeopatia: cosa è l’effetto placebo? Nel frattempo, 3000 prodotti entrano nel prontuario AIFA

Uno dei quesiti che viene posto più di frequente ai medici è se i farmaci omeopatici agiscono come una sorta di “effetto placebo”. Ma di che si tratta?

Uno dei meccanismi dell’effetto placebo è l’aspettativa del presente che coincide con l’aspettativa del miglioramento della guarigione, allo stesso modo in cui il peggioramento e l’assenza di speranza possono sfociare nell’ansia e nella depressione. Ciò significa che le aspettative positive e negative hanno effetto di “modulare” l’ansia. L’aspettativa di beneficio terapeutico e di miglioramento clinico, fattore cruciale nell’effetto placebo, è uno stato del cervello che scatena l’attivazione e la liberazione di diversi neurotrasmettitori quali le endorfine, gli endocannabinoidi, la dopamina e la serotonina, attraverso l’enzima triptofano-idrossilasi-2, chiave nella sintesi della serotonina stessa e ormone del benessere del cervello.

Altro importante meccanismo alla base dell’effetto placebo è l’apprendimento. In questo senso le persone possono imparare a rispondere ad un placebo in più modi e con diversi meccanismi. Uno dei più importanti fra questi è il “condizionamento pavloviano” o condizionamento classico, che è una forma di apprendimento associativo. Quando un individuo si è ”abituato a guarire” con una data sostanza tenderà a riprodurre la guarigione ogni volta che ingerirà quella stessa sostanza. Si tratta di un condizionamento a guarire che fa indubbiamente parte della azione del placebo.

Il farmaco-placebo è solo uno dei tanti fattori che contribuiscono a determinare l’effetto placebo. Tra i meccanismi psicologici gioca un ruolo nella genesi dell’effetto placebo la suggestione e l’autosuggestione. Il placebo è emergente in ogni rapporto medico-paziente; in ogni malato esiste la possibilità di regressione ad un livello di pensiero pre-logico dominato dall’obbedienza a simboli arcaici. Il placebo simboleggia la guarigione, ma anche il medico, il taumaturgo, il mago etc. Il condizionamento è una operazione mediante la quale si rende efficace, con la produzione di un nuovo riflesso, uno stimolo che normalmente non c’è.

L’omeopatia fu fondata da Samuel Hahnemann, che formulò l’ipotesi che il male fosse prodotto da una potenza spirituale nemica e che le malattie potessero essere guarite grazie alle sostanze che le avevano generate, ma assunte in quantità diluite. Lo stesso constatò che dosaggi massicci di medicinali, anche nel caso di effetti favorevoli, agivano con maggiore intensità del necessario e in qualche caso rallentavano la guarigione; così ridusse il dosaggio fino al minimo necessario a esercitare un’azione salutare.

La diluizione è una delle peculiarità della tecnica farmaceutica omeopatica. Essa permette, grazie a una serie di deconcentrazioni successive, di raggiungere e superare i limiti di presenza anche di una sola molecola della sostanza di partenza e costituisce il vero principio attivo del rimedio omeopatico.

Dunque, esiste in omeopatia un effetto placebo, che è ben conosciuto, ma che è presente anche nei trattamenti convenzionali e nelle ricerche di farmacologia clinica. Malgrado le diverse opinioni, risulta difficile trovare una modalità per quantificare il placebo, per stabilire l’entità agente sia in omeopatia che in medicina allopatica, e quindi arrivare a delle conclusioni soddisfacenti, proprio perché il meccanismo del placebo è in sé tuttora un mistero. La metodologia omeopatica dedica molta attenzione alla sintomatologia lamentata dal paziente e alla storia personale e familiare dello stesso. In questa disciplina si deve instaurare un rapporto profondo fra medico e paziente, e dove i fattori socioculturali che sono rappresentati dall’ecologismo, dalla paura della tossicità delle medicine, dalla sfiducia nel sistema sanitario e dalle speculazioni in merito all’operato delle grandi case farmaceutiche, non si può non concludere che gli effetti di una terapia omeopatica sono molto influenzati da elementi soggettivi. Si può, peraltro, paragonare il placebo ad una sorta di “alchimia” che in base a circostanze e predisposizioni individuali può essere più o meno influente in una terapia.

IL RICONOSCIMENTO DELL’AIFA A 3000 PRODOTTI OMEOPATICI

Nel frattempo, l’omeopatia italiana sta per ricevere un riconoscimento a lungo atteso: l’Agenzia italiana del farmaco (Aifa) inserirà nel suo prontuario circa 3000 prodotti omeopatici a partire da gennaio 2019, con tanto di autorizzazione all’immissione in commercio che, di fatto, li parificherà ai medicinali veri e propri.

C’è però anche il rovescio della medaglia: In base al Decreto Tariffe Lorenzin approvato nel febbraio 2016, infatti, non sarà più consentita la vendita di prodotti omeopatici che non abbiano superato la valutazione da parte di Aifa.

(P.B.)

Realizzato nell’ambito del Programma generale di intervento della Regione Emilia Romagna con l’utilizzo dei fondi del Ministero dello sviluppo economico. Ripartizione 2015

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *