Vecchi buoni postali: fare ricorso all’Arbitro Bancario e Finanziario per recuperare gli interessi non liquidati

Vecchi buoni postali: fare ricorso all’Arbitro Bancario e Finanziario per recuperare gli interessi non liquidati

Con il decreto ministeriale 13 giugno 1986, i rendimenti dei buoni fruttiferi sono stati significativamente ridotti, ma nel periodo compreso fra il primo gennaio 1987 e il 23 giugno 1997, Poste ha emesso buoni della serie Q utilizzando moduli di serie precedenti (in particolare della serie P) che riportano sul retro tassi di interesse più alti. Per ovviare al problema, Poste Italiane ha dunque apposto un timbro sul buono per modificare i rendimenti in conformità con il decreto: peccato però che i tassi di interesse del timbro si fermino al 20° anno e nulla dicano circa il periodo che va dal 21° al 30° anno di possesso. È in questi casi che è possibile far ricorso all’Arbitro Bancario e Finanziario per ottenere la quota di interessi non riconosciuta da Poste, che può essere particolarmente significativa: ad esempio, per un buono da un milione di lire la differenza è di circa 4.000 euro. Di fronte al rifiuto di Poste Italiane, dunque, il consiglio è quello di non lasciar perdere, nemmeno se il buono è già stato riscosso e non se ne ha copia: gli uffici postali sono tenuti a rilasciare le copie dei buoni incassati e la contestazione resta possibile.

Da Il Resto del Carlino Modena del 22/11/2019 / Nella foto: Patrizia Barletta