Un successo anche da casa: Adiconsum fa recuperare ad una bolognese 2000 euro che Poste non restituiva

Un successo anche da casa: Adiconsum fa recuperare ad una bolognese 2000 euro che Poste non restituiva

Tutto ha inizio lo scorso anno, quando bolognese si è vista sottrarre 2000 euro dalla carta di pagamento emessa da Poste Italiane tramite quattro operazioni bancarie da 500 euro l’una aventi una non meglio precisata provenienza spagnola.

«La signora a quel punto ha tempestivamente provveduto a bloccare la carta e sporgere denuncia, per poi presentare reclamo per tramite dell’Associazione consumatori» – racconta Caterina Vinci, referente di Adiconsum Area Metropolitana Bolognese (nella foto). La rimostranza verteva in particolare sulla mancata attivazione da parte dell’intermediario di procedure di sicurezza quali sms alert e blocco automatico della carta, che avrebbe dunque giustificato la richiesta di rimborso integrale della somma indebitamente sottratta.

Poste Italiane in prima battuta ha rigettato la richiesta di rimborso ed in sede di conciliazione ha proposto una compensazione di soli € 450,00. «Nella certezza della nostra associata di non aver mai ceduto a terzi i dati della carta e di non aver autorizzato alcuna operazione, abbiamo quindi proceduto con il ricorso all’Arbitro Bancario e Finanziario, chiedendo allo stesso di pronunciarsi circa l’effettiva sussistenza della colpa grave nella custodia degli strumenti di pagamento che l’intermediario aveva scelto come linea difensiva» – continua Vinci. Poste Italiane, in particolare, aveva addotto che il fatto che le quattro operazioni bancarie contestate fossero state effettuate senza procedere “per tentantivi”, lasciasse presumere che la cliente fosse incappata in una frode di tipo phishing e avesse dunque contribuito in maniera colposa a compromettere la sicurezza della sua carta.

È bene innanzitutto ricordare che in casi come questo spetta alla Banca provare la sussistenza del dolo o della colpa grave dell’utente. Ebbene, nel caso di specie, il Collegio di Bologna dell’Arbitro Bancario ha concluso che la documentazione prodotta dalle Poste (il log informatico delle operazioni riportante l’avvenuta generazione dei codici OTP) fosse sufficiente a dimostrare la correttezza “formale” delle operazioni, ma non anche la responsabilità della nostra associata, che riceverà quindi il rimborso dell’intera somma a lei sottratta. Poste Italiana è stata inoltre condannata al pagamento delle spese della procedura.