Covered bond: come funzionano le obbligazioni garantite?

Covered bond: come funzionano le obbligazioni garantite?

Con Covered bond ( «obbligazioni garantite») ci si riferisce ad un’obbligazione bancaria caratterizzata da un profilo di rischio molto basso e da un’elevata liquidità. Questa tipologia di obbligazioni rappresenta nel nostro Paese una novità piuttosto recente, disciplinata per la prima volta dall’art.7 bis della Legge 30 aprile 1999, n. 130 introdotta dal decreto sulla competitività del maggio 2005. A differenza delle normali cartolarizzazioni, i covered bond garantiscono la restituzione di capitale ed interessi grazie al vincolo di una fetta dell’attivo patrimoniale della banca (in genere mutui ipotecari o crediti verso la Pubblica Amministrazione)  destinato esclusivamente alla remunerazione ed al rimborso del bond.  Queste emissioni obbligazionarie saranno, a partire probabilmente dal prossimo anno, lo strumento privilegiato dagli istituti di credito per fare la raccolta presso gli investitori retail, ovvero famiglie e risparmiatori, rendendoli particolarmente appetibili per coloro che hanno una forte avversione al rischio.

Come è ormai risaputo, le nuove regole europee per i salvataggi bancari – previste dalla direttiva sul bail in – rendono molto più rischiosi gli strumenti venduti in passato dalle banche, i bond subordinati ma anche i bond senior. Tutte queste obbligazioni sono potenzialmente passibili di vedere azzerato il loro valore perché, in caso di crisi della banca, verrebbero convertite in capitale. Per questo motivo saranno più costosi per le banche e dunque avranno un maggiore rendimento per gli investitori che si prendono un rischio più grande.

Gli istituti di credito dovranno pertanto ricercare strumenti da poter vendere ai risparmiatori e che costino un po’ di meno, per fare comunque la raccolta senza oneri troppo elevati. I “covered bond” sono le obbligazioni più adatte ad assumere questo ruolo. Ai minori rischi tuttavia corrispondono rendimenti più bassi in quanto l’alea connessa all’investimento è più bassa.

Si differenziano dalle obbligazioni ordinarie in quanto il loro rimborso, in caso di fallimento della banca emittente, è assicurato dalla possibilità di rivalersi su attività di elevata qualità(in genere mutui), appositamente scorporate in una società separata, anche diversa da quella che emette il bond, a garanzia dell’obbligazione emessa. Per questo motivo questi strumenti non entrano nel bail in e possono costituire un investimento più sicuro per i risparmiatori, anche alla luce della direttiva Mifid 2 che imporrà regole molto più stringenti nella vendita di strumenti finanziari e in particolare quelli emessi dalle banche ai risparmiatori.

Ci sono però alcuni limiti, in particolare in Italia. La legge e le disposizioni di vigilanza prevedono vincoli significativi per chi emette “covered bond”. L’emissione di obbligazioni garantite è consentita alle banche facenti parte di gruppi bancari aventi, al momento dell’emissione, i seguenti requisiti:

  • un total capital ratio a livello consolidato non inferiore al 9% (che ormai hanno quasi tutte le banche;
  • fondi propri non inferiori a Euro 250 milioni;

Una soglia, quest’ultima, che rischia di escludere dai covered bond gran parte di banche di piccola e media dimensione. Si tratta di una limitazione normativa che è prevista solo dall’ordinamento italiano e che da questo punto di vista rappresenta un elemento di disallineamento rispetto agli altri paesi europei.

(M.R.)

Realizzato nell’ambito del Programma generale di intervento della Regione Emilia Romagna con l’utilizzo dei fondi del Ministero dello sviluppo economico. Ripartizione 2015

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